Anoressia Bulimia Obesità

Mar 23, 2006


di Massimo Recalcati, Uberto Zuccardi Merli

Bollati Boringhieri, 2006

anoressia bulimiaIl libro è opera di due psicoanalisti che da anni si dedicano a esplorare i cosiddetti disturbi alimentari. In un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, gli autori rispondono ai quesiti fondamentali che l’anoressia-bulimia e l’obesità pongono non solo al clinico ma anche al soggetto che ne soffre e ai suoi familiari. Quale rapporto c’è tra anoerssia, bulimia e obesità? Quali sono i problemi sottesi alla diagnosi differenziale? Quali sono le cause dei disturbi dell’alimentazione? Perché essi si manifestano nell’adolescenza e nei paesi del benessere? Perché l’anoressia-bulimia è una patologia femminile? Vi sono segnali che possono annunciare il rischio della malattia? Qual è la cura e come orientarsi nelle sue difficoltà? Che cosa fare con i familiari e la loro angoscia? Ne risulta una “conversazione” che aiuta a sgomberare il campo da molte delle approssimazioni che ancora circolano intorno a queste malattie, che sono sicuramente tra le forme più diffuse e più scabrose del disagio contemporaneo.


Introduzione

L’anoressia e la bulimia sono l’oggetto privilegiato di questo libro. Tutti le conoscono e tanti ne soffrono; hanno invaso la società e devastato la vita di molte donne. Si tratta di sofferenza che conservano gelosamente i loro segreti, sfuggendo dalle mani di chi vuole curarli, costringerle alla resa, piegarle alle pratiche alimentari che consideriamo normali. E l’obesità? L’obesità non è una malattia delle donne, ma è trasversale rispetto ai sessi. La sua diffusione epidemica, nell’infanzia come nella vita adulta, è divenuta ormai una piaga sociale dell’Occidente. In fondo siamo tutti obesi, tutti riempiti sino a soffocare dalla girandola di oggetti che l’Altro del mercato ci mette continuamente a disposizione; tutti presi da troppo godimento e immersi in uno spazio saturo di cose che precluda la mancanza come sorgente del desiderio e della creazione.
Nell’obesità patologica è proprio questa dimensione di intasamento della mancanza che si manifesta in tutta la sua drammaticità.
Curare un’anoressica-bulimica, o un soggetto obeso significa davvero normalizzare il loro appettito? E’ questo l’obiettivo di una cura? Fare mangiare, fare mangiare normalmente evitando gli eccessi, interrompere il ciclo infernale delle abbuffate e del vomito? Una cura è davvero un raddrizzamento ortopedico di un eccesso alimentare “in più o in meno” che scompagina la normalità? Che cosa sarebbe allora un’alimentazione normale? Ma davvero gli essere umani ricercano l’equilibrio della normalità è la mezza porzione consigliata recentemente da un ministro della repubblica, oppure in essi, come la psicoanalisi invita a pensare, c’è una spinta a godere che oltrepassa le cornici tranquillizzanti del giusto equilibrio?
La psicoanalisi non ha scelto la via della normalità come criterio della felicità, ma quella della particolarità. Ciascuno deve riuscire a trovare la propria giusta misura, il proprio grado di felicità.